sabato 14 aprile 2018

TRA UN APPLAUSO E L'ALTRO, GLI AMANTI DELLA FORCA

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Salvini non lo vedo un garantista, anzi. Però predica la non processabilità in appello di chi è stato assolto in primo grado, accogliendo il principio anglo sassone per il quale, a quel punto, come si potrebbe mai ritenere superabile il "ragionevole dubbio" che nei paesi civili protegge il presunto innocente ? 
Insomma, oscilla tra istinto giustizialista e pensiero ragionevole.
Di Maio e i suoi sono più chiari e coerenti : forcaioli ab origine e per sempre.
Infatti i loro eroi sono gente come Di Pietro, Ingroia, Di Matteo, tutti PM dalle manette facilissime. 
I primi due per fortuna sono ex, hanno tentato la via politica (il primo con un certo successo, seguito da un mediocrissimo addio e se ne è andato in campagna;  il secondo, bocciato subito dalle urne, si è messo a fare l'avvocato e ora è indagato per storie di certi soldi facili in Sicilia), il terzo è un po' appannato, criticato dai colleghi, e confidiamo faccia la fine dei suoi predecessori. 
Ma da quelle bande è ancora un modello e andando ai convegni pentastellati gode di autentiche stand ovation con le sue idee deliranti di politica giudiziaria. 
Mattia Feltri commenta e ricorda, en passant, una delle tante, troppe storie dove la (non) giustizia sommaria di questi signori ha prodotto danni irreparabili e a volte  non solo per i colpiti direttamente, ma anche per le persone a quelli in modo diversi legati.
Tra un applauso e l'altro, conclude giustamente il giornalista, sarebbe bene pensarci su.
Ma non lo faranno mai. Sta a noialtri impedire che questa gente possa mettere in pratica la sua idea di un paese senza garanzie.  


LaStampa.it


 Amor di forca


Pubblicato il 11/04/2018

MATTIA FELTRI

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Presi da altro, abbiamo trascurato di dare conto dell’idea di giustizia emersa al festival Sum di Ivrea, quello di Davide Casaleggio. L’ha dettagliata Nino Di Matteo, pm del processo sulla trattativa fra Stato e mafia. Possiamo riassumerla così. 
1) Pene più alte per corruzione e voto di scambio. 2) Più operazioni sotto copertura. 3) No a leggi premiali per i detenuti che si comportano bene, tantomeno indulto e amnistia. 4) Più intercettazioni. 5) Riforma della prescrizione che si blocca all’apertura delle indagini, quindi prescrizione abolita. 6) Sequestri preventivi dei beni di chi è indagato per corruzione come già avviene agli indagati per mafia. 
Che noi qui si reputi tutto ciò terrorizzante conta poco: Di Matteo è stato applaudito prima, durante e dopo, a prova dell’aria che tira. Però (a proposito di sequestri, intercettazioni eccetera) vorremmo sottoporvi il caso della famiglia Niceta, ricordata ieri dal Dubbio, e del cui processo anche Di Matteo si è occupato. Nel 2009 i fratelli Massimo e Piero Niceta vengono indagati per intestazione fittizia di beni in nome del clan Guttadauro. 

Dopo 18 mesi i due vengono archiviati. Eppure, negli strascichi e sulle stesse basi, nel 2013 i loro quindici negozi di abbigliamento sono posti sotto sequestro. I negozi chiudono uno via l’altro, l’azienda fallisce, centoventi dipendenti perdono il posto e niente tfr. Se mai i fratelli, oggi nemmeno indagati, riavranno indietro l’azienda, ne resteranno due o tre milioni di debito.
Quando è finito l’applauso, pensiamoci su. 

TRUMP NON E' OBAMA, PUTIN LO SA

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Ricordate la "linea rossa" di Obama ? Quella che Assad non doveva varcare pena la punizione americana ? Per chi no, era costituita dall'uso di armi chimiche.
Assad, che al tempo era molto più nei guai rispetto ad ora, pensò di poter ignorare l'ultimatum, forte anche della protezione russa. 
Ebbe ragione, perché Obama ripiegò, accontentandosi della promessa di smantellamento dell'arsenale chimico siriano, garantito da Mosca...
Tu pensa...
Ma che Obama sia stato uno dei più pavidi presidenti USA dell'intera storia americana ormai è chiaro a tutti, e verrà ricordato solo per essere stato il primo presidente nero.
Ora c'è Trump, un uomo il cui temperamento preoccupa molti, me compreso, e la musica non poteva non essere diversa.
Già l'anno scorso, sempre per questa cosa dell'uso delle armi chimiche, fece attaccare alcune basi dell'aeronautica militare siriana. Assad s'infuriò, i russi pure, e fecero due fatiche.
Adesso la storia si è ripetuta.
Francamente non comprendo la strategia del dittatore siriano. Ormai la guerra volge a suo favore, grazie a iraniani e russi, ancorché alla fine si troverà con una Siria un po' più piccola, con le regioni curde o scisse o autonome fino alla separazione di fatto, e sempre insofferente al suo regime. 
Un prezzo tutto sommato non impossibile da pagare da chi ad un certo momento vedeva come massimo obiettivo salvarsi la vita in esilio a Mosca o Teheran. 
Allora perché sfidare il presidente USA che ti ha già fatto capire che, a differenza del suo predecessore, la faccia su questa cosa non la perde ?
Non trovo una logica, e non essendo specializzato in complottismo, non ho abbastanza fantasia creativa per trovarne una suggestiva e verosimile (specialità assoluta dei leoni da tastiera). 
Magari è vero che gli attacchi chimici sono delle fakes news, notizie false, ma perché anche Francia e Gran Bretagna, autonomamente, dicono di averne le prove ? Non mi pare che Macron sia un valletto di Trump, anzi.
Le frasi di Trump riportate dal Corriere della Sera nell'artico di Sarcina che segue mi sembrano condivisibili e non  sono quelle di un folle guerrafondaio.
Un uomo fermo semmai, che agisce con forza graduata (l'attacco è stato limitato ed è già finito, una missione dimostrativa diciamo).  Fu molto più pesante Reagan quando bombardò Gheddafi, puntando proprio ad eliminare il rais, che la scampò restando seriamente ferito, mentre perse una delle mogli e non ricordo se anche un figlio e invece di cercare vendetta cessò da allora di essere un foraggiatore del terrorismo anti occidentale . 
Insomma, con certi soggetti la forza serve.
In conclusione, solita figura di alleato pavido ed imbelle (oddio , a dire il vero, durante la seconda repubblica qualcosina di diverso l'avevamo fatta vedere, nella ex Jugoslavia, in Afghanistan ed in Iraq...) dell'Italia, con Gentiloni - che effettivamente non ha l'aspetto di uno coraggioso - che promette lealtà e allo stesso tempo invoca l'ONU come coperta di Linus per giustificare una non collaborazione di fatto. 
Per decenni abbiamo goduto di pace, sicurezza e risparmio (delle spese di difesa) grazie allo scudo americano. Oggi c'è chi vorrebbe cambiare "padrone", affascinato dal celodurismo di Putin. 
Io ci penserei mille volte, e alla milleunesima, resterei dove sono. 


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ATTACCO IN SIRIA, LE TRE MOSSE DI TRUMP

Il presidente vuole colpire il regime di Assad e dare un messaggio forte a Russia e Iran, ma esclude una presenza a tempo indeterminato sul territorio

di Giuseppe Sarcina 



Tre obiettivi colpiti, nella periferia di Damasco e di Homs, tutti e tre strettamente collegati all’uso delle armi chimiche. Stati Uniti, Francia e Regno Unito sono passati all’azione nella notte siriana. E’ stato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ad annunciare lo strike intorno alle 21, ora americana di venerdì 13 aprile (le 3 del 14 mattina in Italia). Un discorso in diretta tv, incardinato su tre concetti chiave. Primo: «L’anno scorso gli Stati Uniti hanno risposto al bombardamento chimico ordinato da Bashar al Assad, distruggendo il 20% dell’aviazione siriana.  
Sabato scorso (7 aprile ndr) il regime di Assad ha fatto strage ancora con armi chimiche nel villaggio di Douma: un’escalation significativa di questo regime davvero terribile». La risposta degli Usa e degli alleati Francia e Regno Unito è quindi «più dura», rispetto al 2017, perché modulata sulle «atrocità e crimini» del «mostro» Assad. Secondo punto, fondamentale sul piano politico: il blitz non è diretto contro Russia e Iran, però Trump ha «una domanda» per questi due Paesi: «Che tipo di nazione vuole essere associata all’uccisione in massa di uomini, donne e bambini innocenti? La Russia può decidere se continuare a scendere lungo questo oscuro sentiero o se invece vuole unirsi alle nazioni civili come una forza per la pace e la stabilità. Un giorno, speriamo, potremo andare d’accordo con la Russia e forse anche con l’Iran. Oppure no».
  
Infine l’indicazione strategica: «Gli Stati Uniti hanno una piccola forza militare in Siria, concentrata sull’eliminazione dell’Isis. L’America non è interessata a una presenza indefinita in Siria, a nessuna condizione. L’America non ha illusioni. Non possiamo purificare il mondo dal male. Faremo del nostro meglio per contribuire alla pace nel Medio Oriente. Ma il destino di quella regione e nelle mani dei suoi popoli». Un’ora dopo, alle 22 (le 4 in Italia), il Segretario alla Difesa, James Mattis, ha tenuto una conferenza stampa al Pentagono. Mattis e il generale Joseph Dunford, il coordinatore dello Stato maggiore delle forze armate, hanno fornito i primi dettagli sull’incursione, durata circa un’ora. Sono stati colpiti tre obiettivi: un centro di ricerca scientifico sullo sviluppo delle armi chimiche nell’area suburbana di Damasco e due depositi, uno di Sarin, ad ovest di Homs. Il capo del Pentagono ha insistito sulla scelta dei target: «Abbiamo puntato sulle infrastrutture del regime siriano, senza coinvolgere la popolazione e personale straniero».


Attacco circoscritto, dunque, anche se «i danni collaterali», cioè le perdite di civili non si possono «escludere al 100%». Nella giornata di oggi, 14 aprile, intorno alle 15 ore italiana, il Pentagono comunicherà altre notizie. Per il momento Mattis e il generale Dunford hanno detto che «le operazioni si sono concluse». Un colpo secco.«Non ce ne sono altre in programma. A meno che Assad non usi ancora le armi chimiche». Altro aspetto importante: il Pentagono ha preavvertito i russi, usando quello che Dunford ha definito il “canale di comunicazione per evitare il conflitto aereo”. Né Mosca né Teheran, a quanto riferito dal Pentagono, hanno reagito attivando le batterie antimissili. Questo significa che Stati Uniti da una parte e Russia-Iran dall’altra sono stati molto attenti a evitare il confronto militare diretto. Ma certo da oggi la tensione politica salirà al massimo.

venerdì 13 aprile 2018

BUFFON, DA ICONA DELLO SPORT A DEMONIO. EQUILIBRIO MAI ?

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La mia reazione a quanto successo a Madrid l'ho scritta ieri e non mi ripeto. Se a qualcuno interessasse, la trova nel post : https://ultimocamerlengo.blogspot.com/2018/04/tra-el-robo-e-liban-sbagliato.html
Sono rimasto piuttosto colpito dalla crocefissione di Buffon, anche da parte di persone che astrattamente (sono amici virtuali, sul web) stimo. 
Non che il capitano della Juve e della nazionale (record di presenze, un titolo mondiale, un secondo posto in Europa) non possa essere criticato e non possa stare umanamente antipatico (a me no, ovviamente, ma, per dire, non ne condivido la cifra altamente retorica), ma io ho letto cose che investono la persona e questo mi inquieta. 
Scusate, ma noi lo conosciamo così bene Pierluigi Buffon uomo ?
Direi di no. Limitiamoci al giocatore. E allora i pregi sono largamente superiori ai difetti.
E' andato sopra le righe, anche tanto, in quest'ultima occasione ? Probabile.
Questo annulla il buono fatto e riconosciutogli dall'intero mondo sportivo per lustri ?
Anche no.
Zidane è famoso per la testata alla finale mondiale del 2002 ? Certo, tutti la ricordiamo, eppure quanti pensano che Zidane sia quello e quanti invece lo ammirano come il grandissimo campione di Juve e Real, che ha regalato un campionato del mondo alla Francia ? 
Quindi caro Gigi, uomo che sei stato capace, da campione del mondo e più forte portiere del momento ( molti sostengono della storia del calcio), di andare in serie B con la Juventus mentre tutte le grandi squadre ti avrebbero coperto d'oro, non ti preoccupare di certi commenti.
Tu puoi avere sbagliato, anche influenzato dalla consapevolezza che sei alla fine della carriera e non avrai rivincite (e probabilmente anche dal sospetto che quell'arbitro non fosse in buona fede) , ma resterai nell'immagine di tutti (quasi va) uno dei più grandi portieri della storia del calcio e un'icona di sportività (tanto che a Madrid, nonostante il momento e l'espulsione, all'uscita dal calcio il Bernabeu ti ha applaudito).
Hanno detto che hai gettato la maschera...io non lo penso.
Certe fragilità le hai sempre mostrate, ammesse  e anche commentate.
Viceversa sono gli altri che hanno tolto la loro : il solito livore antijuventino, tipico dei tifosi (non gli sportivi) di calcio, anche se gli piace il rugby...
Di seguito il pensiero di Aldo Cazzullo, chiamato a rispondere ad alcuni lettori del Corsera, al solito ragionevole e pacato (merce ormai no rara, inesistente).

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Caro Aldo,
molte le critiche a Buffon dopo il suo furibondo sfogo. Ai critici la più convincente risposta, tuttavia, l’hanno data gli spettatori madrileni che hanno applaudito il portiere all’uscita dal campo e l’abbraccio di Ronaldo.
Pietro Mancini
Un rigore al 92esimo è bruttissimo e Buffon ha sbagliato. A quando il Var?
Gaspare B.
Buffon sapeva perfettamente che le sue affermazioni avrebbero creato polemiche a non finire. Buffon, quindi, ha fatto bene a farle!
Lorenza Pasini


Cari lettori,
L’impresa della Juve, il rigore e la reazione di Buffon sono stati l’argomento più discusso del giorno. Non credo si possa e si debba essere troppo severi con il capitano. Me lo ricordo nel 2002 negli spogliatoi del Mondiale in Corea, dopo l’eliminazione della Nazionale per mano dell’arbitro Moreno; era disperato ma lucido, attento a non esagerare, sempre disponibile con i giornalisti. Me lo ricordo poi felice come tutti nella notte berlinese dell’Olympiastadion, sofferente in Sudafrica nel 2010 dove dovette dare forfait per l’ernia, e poi giustamente arrabbiato dopo la beffa in Brasile del 2014, quando l’Uruguay ci sbatté fuori dal Mondiale anche grazie all’arbitro. Quel giorno fu espulso Marchisio per un’entrata scomposta, e non fu sanzionato il morso di Suarez (che a ogni occasione, anche martedì con la Roma, si conferma un uomo da poco) a Chiellini.
Buffon fu l’unico a fermarsi a parlare, a spiegare, a prendersi le colpe, evitando vittimismi; con quel suo modo di fare un po’ sopra le righe, che è la chiave della sua esplosività, quindi del suo successo. Tutti nel mondo del calcio conoscono la sua sportività; altrimenti Ronaldo non l’avrebbe abbracciato negli spogliatoi. Al Bernabeu ha sbagliato qualche termine, ma la sostanza del suo discorso era comunque chiara: se lo stesso fallo fosse stato commesso nell’area del Madrid, l’arbitro non avrebbe fischiato. C’è pure la controprova: all’andata un altro arbitro non fischiò un fallo anche più netto su Cuadrado all’ultimo minuto. Detto questo, è legittima anche la reazione del tifoso anti juventino (cioè di tutte le altre squadre) che dice in sostanza: il Real Madrid è la Juventus d’Europa.