martedì 17 ottobre 2017

A RIECCOLO ! : 81 ANNI E IL CAVALIERE E' ANCORA IN PISTA

Risultati immagini per berlusconi e la nipote di mubarak

81 anni e non mostrarli, potrebbero dire gli amici. A rieccolo, diranno molti altri. Annibale alle porte tuoneranno gli invasati, nostalgici dei tempi d'oro della demonizzazione quotidiana del Cavaliere.
Ancora quest'estate ne ho incrociato uno. Una persona per bene, mediamente intelligente, ovviamente di dna capalbiese, ancorché stessimo in Umbria e non nel buen retiro toscano dei radical chic, che ancora dissertava su Berlusconi rovina dell'Italia...
ANCORA !!! dopo 6 anni di Monti, Letta e Renzi, con l'Italia che ha peggiorato il debito pubblico, la disoccupazione e se fosse vero che sia sopravvenuta una piccola crescita economica - di fatto non si vede, finora appare solo nei dati statistici pubblicati - questa sarebbe dovuta solo allo straordinario sostegno monetario della BCE di Draghi, che sicuramente ci ha tenuto e ci tiene a bada lo spread e gli interessi sul debito.
Questo per parlare di economia. Vogliamo vedere l'aspetto "morale" ? Gli italiani in questo lustro abbondante hanno recuperato valori etici avviliti dal manefreghismo berlusconiano ? Non mi pare.
Sono diminuiti i processi per corruzione ? Nemmeno.
Quindi avevo e ho ragione io, e torto lor signori : Berlusconi ha deluso NOI LIBERALI, lasciando l'Italia esattamente com'era, democristiana nell'opportunismo e cattocomunista nell'ideologia prevalente. Nessuna rivoluzione liberale. I difensori del Cavaliere replicano che "non glielo hanno permesso" e in parte sarà anche vero, ma credo che nemmeno ci abbia veramente provato, preferendo galleggiare e fare compromessi per conservare potere e favorire i propri affari. 
Ma che sia stato lui l'affossatore dell'Italia...ma dai !!
Però era un  donnaiolo incallito, corruttore di minorenni (già perché aveva a che fare con dei gigli innocenti...Risultati immagini per berlusconi e la nipote di mubarak) che ha fatto votare il parlamento sulla parentela di Ruby rubacuori con Mubarak...
Ok, fatti non commendevoli, ma noi abbiamo avuto alla guida dei governi personaggi sospettati (ancorché poi prosciolti) di cose ben peggiori, anche di essere mandanti di omicidi.
E ricordo, ai bacchettoni, che di quattro padri della patria che ci ritroviamo, vale a dire Cavour, Vittorio Emanuele II, Mazzini e Garibaldi (li ho messi in ordine personale di preferenza) , due erano erotonami ( il Re e il Condottiero) , uno aveva un pelo sullo stomaco che la metà bastava per 4 normali (il Conte) , il quarto (il Rivoluzionario) era l'unico idealista, piuttosto portato all'omicidio pur di raggiungere gli obiettivi. 
Eppure hanno fatto l'Italia, nel bene e nel male (ho amici che pagherebbero perché si fossero fatti i fatti loro !). 
Questo per ricordare e avallare il principio crociano per il quale all'uomo politico e di governo va chiesta capacità, efficienza, e non moralità.  
Senza faticare troppo, basterebbe sfogliare qualche bignami di storia per capire che Croce ha ragione e i moralisti torto. 
Ribadito ciò, ecco che si approssimano le elezioni nazionali e Berlusconi, dopo mille traversie, anche di salute, sembra tornare in auge. Ne scriveva Giovanni Orsina su La Stampa ieri, evidenziando come in questa longevità politica pesi molto la pochezza delle nuove generazioni. Dei giovanotti rampanti dei 5 Stelle, Di Maio, Di Battista, Fico, della loro ignoranza e della povertà dei loro cv, inutile dire troppo.  Nel PD, Renzi è sulla scena da 4 anni e sembra consunto come se fossero 40. 
Salvini si agita, la sua Lega sembra veleggiare sul 15%, risultato mai raggiunto all'epoca Bossiana dove pure i leghisti erano fortissimi a nord (ma completamente assenti altrove, laddove adesso qualche voto sull'alto appennino pare lo prendano) , ma ha una presa limitata. 
In questo panorama piuttosto desolante, per Orsina il Cavaliere potrà dire ancora la sua. non immaginando peraltro una resurrezione da leader assoluto o, addirittura, premier. 
Intanto, la legge elettorale che si va delineando, gli dà buone chance di essere decisivo nella difficile situazione politica che si realizzerà post voto. Non male, per un vecchietto che a quel punto conterà 24 anni, quasi un giubileo, dalla sua discesa in campo.
L'intervista che segue, rilasciata dal "nostro" al Corsera, è rassicurante per i conservatori più attempati : basta leggere (anche solo le cose che ho evidenziato...), chiudere gli occhi e rilassarsi, per fare un salto indietro nel tempo.
Le cose di sempre, rivoluzione liberale compresa.
Poco credibile, però a molti magari servirà per sentirsi per un momento tornare giovani. 
Questo per dire che non sono contento che il centro destra abbia lo stesso riferimento personale di 24 anni orsono, incarnato in un uomo di comunque 81 anni. 
Ma questo è, anche se non vi pare. 

Il Corriere della Sera - Digital Edition

«C’è un accordo con Salvini chi ha più voti indica il premier»
di Marco Galluzzo

Risultati immagini per berlusconi e la nipote di mubarak

con Salvini siamo d’accordo sul fatto che la forza politica del centrodestra che prenderà più voti sarà quella che indicherà al capo dello Stato il nome del premier per l’intera coalizione». Lo dice il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi al Corriere . «La legge elettorale passerà anche al Senato. Non è la migliore legge elettorale, ma è il migliore compromesso possibile».
C on Matteo Salvini, rivela, esiste una sorta di patto pre-elettorale: «Chi avrà più voti indicherà al capo dello Stato il nome del premier per l’intera coalizione di centrodestra». Quindi esclude un governo di larghe intese con il Pd? «Assolutamente. Con cinque mesi di campagna elettorale, cui dedicherò tutto me stesso, Forza Italia supererà ampiamente il 20%».
Silvio Berlusconi non ha nessuna intenzione di mollare. A Ischia, pochi giorni fa, alcune sue parole, poco più di battuta, sono state fraintese. Annuncia invece un suo impegno massiccio da qui al voto delle Politiche, a marzo. Invita «convintamente» tutti gli elettori azzurri a votare sì ai referendum in Lombardia e Veneto. Infine legge nel voto austriaco una lezione che vale per il tutto il Vecchio Continente: «La sinistra non è più in grado di dare risposte ai cittadini europei».
In Austria il centrodestra ha sbancato le elezioni, ma l’estrema destra ottiene un bottino inedito.
«Il voto in Austria conferma che, nell’Europa di oggi e di domani, è vincente e centrale soltanto una seria forza popolare e liberale. A Vienna, nessun governo potrà mai prescindere dai 62 seggi ottenuti dall’Ovp di Sebastian Kurz, che esattamente come Forza Italia si colloca nel Partito popolare europeo: la “forza calma”, che garantisce il buon governo e che evita passi falsi».
Non c’è il rischio di un isolamento dell’Austria?
«No, sono convinto che Kurz non eleverà alcuna barriera, e che non vorrà assolutamente “isolare” l’Austria. Con la forza del suo quasi 32% di consensi, invece, sarà perfettamente in grado di contenere e moderare le spinte più eccessive e oltranziste che potessero eventualmente venire dall’altro vincitore di questo voto: il Partito della libertà guidato da Heinz-Christian Strache, che ha ottenuto un risultato non clamoroso, ma ugualmente positivo».
Chi sono gli sconfitti?
«I veri sconfitti sono i socialdemocratici del cancelliere uscente, Christian Kern. Anche in Austria la sinistra di governo non ha convinto gli elettori, e anzi ha ottenuto il peggior risultato elettorale della sua storia. Come in Italia e in tutt’Europa la sinistra non ha saputo e non sa dare corrette risposte alle domande che agitano la contemporaneità, come l’immigrazione indiscriminata, la lotta al terrorismo, il lavoro per i giovani. È questa convinzione che mi rende ottimista sul futuro: dopo Germania e Austria, anche in Italia solo una forza di governo affidata a un centrodestra liberale potrà dare una risposta concreta alle attese degli italiani».
I sondaggi continuano a dire che voi e Lega uniti siete avanti a tutti, quali sono le sue previsioni?
«Di vincere le elezioni, governare e di cambiare il Paese, con i nostri alleati del centro-destra. Un centrodestra aperto e plurale, formato non da professionisti della politica ma da persone che nella vita professionale, nel lavoro, nell’impresa, nella cultura, nell’impegno civile, abbiano dimostrato onestà assoluta, serietà, capacità concrete di realizzare le cose, di saper raggiungere con l’intelligenza, il lavoro e il sacrificio i traguardi che si sono dati».
Com’è il suo rapporto personale con Salvini? E chi voterà centrodestra a chi deve pensare come leader guida di un governo possibile, dopo il voto?
«Salvini è irruente all’esterno. È quello il suo stile e il suo modo di conquistare consensi, ma quando ci sediamo intorno a un tavolo è un interlocutore serio e ragionevole. Con lui siamo d’accordo sul fatto che la forza politica del centrodestra che prenderà più voti sarà quella che indicherà al capo dello Stato il nome del premier per l’intera coalizione. Io non ho alcun dubbio sul fatto che quel nome lo dovremo indicare noi. Stiamo valutando diverse figure, ma naturalmente non ne nominerò nessuna, visto il polverone mediatico che si era sollevato quando in passato avevo citato qualche nome solo a titolo di esempio per indicare una tipologia di candidato».
La legge elettorale passerà al Senato, darete una mano alla maggioranza?
«Direi che senz’altro passerà. Mi pare che esista — come è giusto su questa materia — un consenso vasto e il deplorevole fenomeno dei franchi tiratori si è dimostrato fortunatamente limitato. Non è la migliore legge elettorale possibile, io avrei preferito un proporzionale puro (20% di voti uguale a 20% di parlamentari) sul quale in passato tutti d’altronde si erano detti d’accordo. Ma oggi questa legge è però il migliore compromesso possibile. Non potevamo sottrarci alla responsabilità di mandare a votare gli italiani con una legge coerente, come chiesto giustamente anche dal capo dello Stato. L’essenziale è che a questo punto gli elettori dopo quattro governi di sinistra che non sono mai stati votati dagli italiani, possano scegliere la migliore soluzione».
Ogni tanto lei dice che è pronto a mollare tutto, ma poi è sempre lì. Le pesa restare in politica? Quanto sacrifica della sua vita privata?
«Sono qui esclusivamente per senso di responsabilità nei confronti dei miei figli, dei miei nipoti, degli italiani che mi hanno dato in vent’anni più di 200 milioni di voti. In effetti penso che se per assurdo gli italiani scegliessero di essere governati da chi, come i candidati del Movimento Cinque Stelle, che non hanno mai lavorato in vita loro, le conseguenze per tutti noi sarebbero gravissime. Ma spero che gli italiani dimostrino maturità e saggezza. E l’affetto e il calore straordinario che avverto intorno a me ovunque vada è la prima ragione per la quale sento il dovere di andare avanti e nonostante i sacrifici, i torti e le sofferenze che ho dovuto subire da quando sono sceso in campo. Non solo io, ma con me i miei familiari e i miei amici. Nella mia vita quando mi sono dato un traguardo l’ho sempre raggiunto, anche quando tutti erano scettici e ironizzavano prevedendo un mio fallimento. A maggior ragione non rinuncerò questa volta al traguardo più importante di tutti: la rivoluzione liberale per cambiare alla radice il Paese che amo salvandolo dall’oppressione fiscale, dall’oppressione burocratica, dall’oppressione giudiziaria».
Forza Italia storicamente è sottostimata nei sondaggi, oggi viene data intorno al 15%, così come la Lega. Pensa possa superare il 20% con la sua campagna elettorale?
«I miei obiettivi sono molto più ambiziosi. Nel 2013, in ventitré giorni di campagna elettorale, ho fatto ricuperare 10 punti a Forza Italia. Stavolta abbiamo davanti 5 o 6 mesi che dedicherò principalmente a questo, quindi a far conoscere agli italiani il nostro programma e a farli riflettere su chi sarà in grado davvero di cambiare l’Italia».
Se nessuno vincesse le Politiche potrebbe esserci la necessità di un governo di larghe intese Pd-Forza Italia?
«Lo escludo. Il problema non si porrà nemmeno, perché vinceremo noi».
Fra pochi giorni il Pd apre una conferenza programmatica. In Italia si parla poco di programmi, anche del vostro.
«Sono contento che finalmente ci sia una domanda su questo. Per la verità, io ne parlo continuamente, perché credo che agli italiani non interessi il teatrino della politica, ma vogliano idee concrete per far uscire finalmente l’Italia dalla crisi. Il nostro programma ha una particolarità: è nato dal confronto con gruppi di cittadini, che non avevano votato nelle ultime elezioni e che avevano già deciso di non votare anche la prossima volta. Lo abbiamo scritto per così dire a quattro mani con loro, punto per punto. Poi l’ho riassunto graficamente in un Albero della Libertà che affonda le radici nei nostri valori e che su ogni ramo contiene le nostre proposte. In estrema sintesi? Meno tasse, meno Stato, meno burocrazia italiana ed europea, più aiuto a chi ha bisogno, più sicurezza per tutti e più garanzie per ciascuno».
Che suggerimento darà ai suoi elettori per il referendum in Lombardia e Veneto?
«Noi voteremo convintamente sì, perché non è un referendum contro l’unità nazionale, è un referendum che la rafforza. Non è neanche un referendum di parte, raccoglie consensi trasversali. Nulla a che vedere con la Catalogna, un dramma che io spero si risolva pacificamente e nel quadro della legalità costituzionale spagnola».
Quindi lei crede nelle ragioni referendarie?

«Nel caso della Lombardia e del Veneto si tratta di dare più potere e più competenze ad amministrazioni che hanno dimostrato di funzionare bene. Questo non è egoismo regionale: se le due locomotive d’Italia funzionano meglio, ne guadagna l’intero Paese. D’altronde a me piacerebbe che non solo Veneto e Lombardia, ma tutte le Regioni italiane, potessero godere di maggiore autonomia, di poteri più chiari e definiti. Si compirebbe quel federalismo che è nei nostri programmi dal ‘94 e che abbiamo già provato ad introdurre nella riforma varata nel 2005, ma bocciata poi dalla sinistra per ragioni solo ideologiche. La sinistra si comporta sempre così. La politica del “tanto peggio, tanto meglio” per loro è una costante».

lunedì 16 ottobre 2017

ALLEGRI TRISTE. IL NAPOLI NO (E NEMMENO L'INTER)

Risultati immagini per juve perde con la lazio

I miei amici bianconeri forse mi diranno : a forza di gridare al lupo al lupo, quello è arrivato.
Oppure, gli ottimisti ad oltranza, mi ricorderanno come due anni fa ad un terzo della stagione, la Juve era dietro di 11-12 punti dalla vetta, e poi vincemmo il campionato.
Gli amici tifosi di altre squadre mi additeranno della solita "scaramanzia".
Potrebbero avere tutti un po' ragione, però di una cosa mi piacerebbe fossero certi : sono in buona fede.
Nel caso, "ci sono", non "ci faccio".
Dopo tanti scudetti di fila, ho sempre temuto che arrivasse il momento della flessione da appagamento. Me lo aspettavo dopo le partenze di Pirlo, Vidal e Tevez, e infatti l'inizio della stagione fu disastroso (era il secondo anno di Allegri), ma poi ci fu la rimonta clamorosa e storica (poche volte negli annali della serie A si è registrata una cosa del genere) .
Speravo tanto non accadesse l'anno scorso, perché veramente ci tenevo al sesto scudetto consecutivo, per realizzare un primato che difficilmente potrà essere battuto e anche per stabilire la giusta distanza del fasullo quinquennio interista, realizzato attraverso uno scudetto di cartone e la mancanza di avversari . variamente penalizzati dalla cd. giustizia sportiva. 
Quest'anno, andati via Bonucci (che sta facendo non bene al Milan, e non ne sono sorpreso : sempre pensato che la BBC come reparto valesse più dei singoli componenti) e Dani Alves ( caratteriale ma fuoriclasse, e nella Juve non ce ne sono, al momento, col solo Dybala che magari lo diventerà, e Buffon ormai anziano), non ci siamo rafforzati granché. Abbiamo preso giocatori bravi, come Dougla Costa e Bernardeschi, in settori dove però uno altrettanto bravo (Cuadrado) e uno improvvisato, ma tosto (Manzukic) facevano già bene. Per carità, un uomo in più nel reparto di fascia era ottima cosa, ma intanto i due non si sono ancora inseriti adeguatamente ( e per Costa si teme che il nostro calcio non sia congeniale alle sue qualità) e poi restiamo non ricchi di qualità in mezzo al campo, dove solo Pjianic ha piedi fosforosi. Betancourt, che piace tanto ad Allegri, è diligente, ma non sembra avere il tocco magico : fa il compitino.  Certo, ha solo 20 anni, può crescere tanto, però è un fatto che la partita migliore della stagione della Juve, il derby, è concisa con quella di Pjanic, e i due passi falsi con l'Atalanta e l'altro ieri con la Lazio (un bel tonfo, allo Stadium) pure si sono combinati con l'assenza del bosniaco. 
Mettiamoci un Allegri che sembra o in confusione o in orgasmo da apprendista stregone, con variazioni continue della rosa, laddove il Napoli gioca con 12-13 giocatori, e gli 11 iniziali sempre gli stessi, ed ecco che il mio pensiero di inizio stagione - un anno sabbatico per Nostra Signora - sembra assolutamente confermarsi. 
In realtà, penso che il nostro tecnico avrebbe dovuto seguire il primo istinto avuto dopo la finale persa col Real a giugno e lasciare la Juventus. Ha fatto bene, ottenuto risultati eccezionali, con tre scudetti e tre coppe italia di fila, dominando la penisola, e arrivando ben due volte in fondo alla Champions.
Il massimo, credo. In questi casi, e di questi tempi dove le bandiere non ci sono né in campo né in panchina (visto Conte ? ) , meglio salutarsi e iniziare con gente nuova, che ha più voglia e magari la trasmette anche alla squadra, veterani e nuovi arrivati. 
Condivido il pensiero di Mario Sconcerti, che riporto di seguito : il Napoli c'è, la Juve no (spero che abbia ragione sulla Roma, definita " inutile e leggera", ma il mio è un auspicio, non una convinzione). Non è un dramma dopo sei anni trionfali.
Ah, attenti all'Inter. E' vero che non gioca bene, almeno non ancora, però ha due giocatori che non ha nessuno, nemmeno Sarri, e mi riferisco ad Icardi e Perisic (nessun rimprovero a Marotta, non ce lo avrebbero mai dato, però era LUI quello che ci serviva! mentre avrei speso 60 milioni per il bomber nerazzurro piuttosto che 90 pe ril pipita), altri bravi, e poi un allenatore tostissimo : Spalletti.
Se il Napoli molla, per me sarà l'Inter ad approfittarne.
E allora, meglio il Napoli, tanto mica vivo lì...


Il Corriere della Sera - Digital Edition

È la squadra più completa, la Juve invece manca
di Mario Sconcerti

 Risultati immagini per napoli in vetta

Il Napoli apre la porta e se ne va. È un suo merito che viene spinto alle spalle dagli errori della Juve. La Roma è un avversario che si ridimensiona presto, le manca personalità, l’ha persa perdendo Spalletti. È ordinata e leggera, inutile e piena di volontà. Non ha nemmeno fortuna, ma nel complesso viene dominata dal Napoli, sempre più solo in testa alla classifica, sempre più completo. A mio avviso a Roma il Napoli ha giocato quasi la sua peggior partita dell’anno, promettendo molto e mantenendo poco. Ma quel poco è bastato a non dare nessuna strada all’avversario. Il Napoli e la Lazio, questa è la novità, sono le due squadre compiute del campionato. Giocano in modo diverso, ma con lo stesso obiettivo, essere sempre in superiorità numerica dove c’è il pallone. La Lazio ha più forza fisica, ma è altrettanto squadra e ha molti giocatori di livello europeo (Immobile, Milinkovic-Savic, Luis Alberto, Lucas Leiva, De Vrij). Gioca semplice, gioca diretto, crea sempre spazio alle spalle dell’avversario. Cosa che non sa fare la Roma a lungo in balia del palleggio del Napoli. La Juve ha perso una partita avventurosa, irripetibile, ma la Lazio ha giocato sempre meglio. È stata la dimostrazione che quando nel calcio arrivano nel tempo molti avvisi, alla fine arriva anche il collasso. 
La Juve non sta bene, è confusa, non ha problemi in difesa, li ha in tutta la squadra. Ieri c’erano tre mediani in campo, ma la Lazio è arrivata molte volte al tiro. Dopo otto partite non è chiaro ancora quale sia la Juve, quale sia il metodo, si va avanti tra piccoli infortuni e scadimenti di forma improvvisi. Si sta chiedendo troppo a Bentancur, che è un ottimo giocatore ma a questi livelli ancora un po’ scolastico. Se fa il partner di Matuidi quando anche Dybala è in panchina, bisogna chiedersi chi può far nascere il gioco. 
Allegri ha organizzato una grande squadra occasionale, si aspetta un dribbling di Douglas Costa o lo spunto di Dybala che però è stato due terzi di gara a guardare. Non è questa la buona gestione di una squadra spenta, la Juve ha bisogno della responsabilità dei migliori. Manca ancora Higuain, manca un vecchio disegno tattico che soffochi la partita degli altri. La Juve si fa sempre riprendere, una sazietà complessiva porta poi a sottovalutare i momenti importanti. La diagnosi non è definitiva ma è seria: non è sbagliata la squadra, semplicemente manca.

A VIENNA VENTI DI DESTRA. I GIORNALONI ITALIANI A LUTTO

Risultati immagini per elezioni austriache 2017

In Austria non va affatto bene, o almeno questo è lo sconforto della gente " a modo", che scrive sui giornali principali.
E già, a Vienna vince la destra. Non i liberali "liberal", alla Macron, ma proprio la destra conservatrice e nazionalista. Perché questo è il partito popolare guidato dal giovane Kurtz, il probabile cancelliere più giovane della storia europea. 
Motivo principale del successo : Kurtz ha fatto proprie le parole d'ordine della destra estrema, quella che ieri faceva capo al denigratissimo Heider, e quindi meno europa e niente immigrati, almeno in Austria. E la gente lo ha votato.
Un lustro di invasione migratoria ha portato a questo irrigidimento, e al saldo dell'elettorato moderato con quello più intransigente verso i migranti, a dispetto di qualsiasi accusa di razzismo o di disumanità nei confronti dei reietti della terra. 
Non piace, come abbiamo detto, alla gente che piace.
In Austria, più di sei elettori su dieci rispondono " e sti ca...!!".
Leggo che da noi Gentiloni ha in mente di porre la fiducia sullo Ius Soli subito dopo l'approvazione della legge di stabilità (la vecchia finanziaria). Dicembre o gennaio. Fa bene, che tanto, anche se cade, il botto non si sente, visto che nel 2018 il voto ce lo devono dare comunque, quelli del Quirinale e palazzi limitrofi.
Sono curioso peraltro di vedere cosa faranno gli alfaniani, che da una parte hanno commerciato i loro pochi ma utili voti per ottenere il 3% nel rosatellum ( era meglio il 2 Angelì, che forse il 3 è ancora troppo..) e qualche seggio sicuro nei collegi uninominali, dall'altra nello schierarsi definitivamente col centro sinistra potrebbero perdere anche quel pugno di voti che ancora, non so come, riescono ad ottenere (per quale ragione un moderato, non dico un liberale, dovrebbe mai votare quella formazione ?? tanto vale votare il PD e amen). 
Ah, anche in Austria, come in Germania, in Svezia, In Inghilterra, le elezioni non hanno designato un unico vincitore, e chi è arrivato primo dovrà trovare alleati per formare il governo. 
Anche A Vienna ci sono tre poli principali.
Nessuno invoca rivoluzioni del proprio sistema elettorale, accettando che il consenso popolare si frammenti. 
Mi piacerebbe che il professor Panebianco un giorno scrivesse un'editoriale su questa miopia che attraversa trasversalmente l'Europa. 

DI seguito, ho selezionato due articoli tratti dal Corriere della Sera  relativi appunto alle elezioni austriache.
Nel primo c'è una breve ma mi sembra chiara rappresentazione della situazione politica generale a Vienna, nel secondo la descrizione  della figura del giovane vincitore. 

Il Corriere della Sera - Digital Edition


 Conservatori ed estremisti sempre più vicini

Risultati immagini per elezioni austriache 2017

Nel cuore dell’Europa c’è un Paese ricco, piccolo ma significativo per storia, cultura e tradizione, dove 6 cittadini su 10 si sono lasciati sedurre da una proposta politica concentrata esclusivamente sul no all’immigrazione, la lotta alla minaccia islamica, la tolleranza zero verso i rifugiati. È un segnale piuttosto robusto di come in Europa le linee divisorie tra forze conservatrici e forze di estrema destra si stiano assottigliando, con i partiti moderati pronti a sposare la linea dura su migranti, Islam e sicurezza interna. Dopo quella drammatica subita in Germania dalla Spd, la sconfitta della socialdemocrazia austriaca, non devastante nei numeri ma storica ponendo fine a 41 anni di potere su 50, è l’altra faccia di una mutazione che sta già cambiando radicalmente il paesaggio politico europeo. Ovunque in crisi, le forze di centro-sinistra appaiono sempre più bisognose d’autore, se vogliono fermare un declino lento ma in apparenza inarrestabile. Giovane, aitante, elegante, un po’ cyborg nella sua perfezione, Sebastian Kurz è il fatto nuovo, il tratto originale del laboratorio asburgico. È stato paragonato a Emmanuel Macron, ma non ha creato una «cosa» ab ovo come il presidente francese, scegliendo invece di conquistare un partito tradizionale e farne lo strumento della propria ascesa. Per non parlare del fatto che, ancorché vago come spesso accade ai leader carismatici, Macron la bandiera europea l’ha presa e l’ha difesa durante e dopo la campagna elettorale. Nulla di tutto questo nel caso di Kurz. Il fatto che il partito navetta sia la Övp può suonare rassicurante. Ma a parte l’operazione di riverniciatura dal nero al turchese e la personalizzazione, le cose dette da Kurz in campagna elettorale lo accostano piuttosto a Viktor Orbán che non ad Angela Merkel. Anzi, è proprio contro la signora di Berlino che Kurz ha costruito la propria reputazione, prima battendosi per chiudere ai migranti la rotta balcanica, poi spingendo per la fine dei negoziati d’adesione con la Turchia. Certo al giovane leader e cancelliere in pectore bisogna concedere il beneficio del dubbio e chiedersi se non abbia fatto bene a occupare lo spazio politico alla sua destra, rubando di fatto l’agenda di Strache, che ancora a gennaio era in testa a tutti i sondaggi. L’opposto di quanto ha fatto la Cdu in Germania.
L’obiezione in questo caso è che la Fpö non è stata ridimensionata, ma è cresciuta. Di più, come ha osservato lo stesso Strache, è stata del tutto sdoganata: «Siamo arrivati nel centro della società austriaca». Un grande balzo per il partito che fu di Jörg Haider, spauracchio dell’Europa all’inizio del Millennio, e per un leader che in gioventù ha avuto frequentazioni con ambienti neonazisti. Ora, per i liberal-nazionali di Vienna la strada del governo è possibile. Riuscirà Sebastian Kurz a farne alleati presentabili ?


La marcia di Sebastian K
  Paolo Valentino

Risultati immagini per KURZ E COMPAGNA

Inseparabile dalla sua Susanne, studi in Legge abbandonati,
una carriera lampo. E sui migranti, ha fatto il lavoro sporco per Angela.
 Aveva fretta, ha fatto la scommessa della vita e ha sbancato il tavolo. Sebastian Kurz ha vinto le elezioni politiche e quasi sicuramente sarà il prossimo cancelliere dell’Austria. A 31 anni, il leader dei popolari sarebbe il più giovane capo di governo del pianeta.
Il Wunderwuzzi , il «bambino prodigio», è nato il 2 agosto 1986. Suo padre era ingegnere, la madre insegnante. Ha studiato Legge, ma ha abbandonato l’università attratto dalla politica.
Eppure, di sé ama dire che non voleva fare il politico di professione, che la politica gli è passata vicino e se l’è preso. A Vienna se lo ricordano nel 2009, quando si candidò al Consiglio comunale e girava per la città in una Geil-o-Mobil, l’auto-figa, dove il secondo termine sta sia per cool che per un’altra cosa. Infatti, a bordo del Suv si accompagnava a diverse signore succintamente vestite. Lui, Kurz, distribuiva profilattici neri, il colore del partito, per sottolineare l’aspetto eccitante di un voto alla noiosa Övp.
Ma questo è il passato, di cui il futuro cancelliere non parla volentieri. Anche perché sul piano privato, Kurz è in verità molto Biedermeier , romantico: da quando ancora studiava ha una compagna, la bionda Susanne Thier, cinque anni più giovane di lui, che non lo ha mollato un minuto durante la campagna e si prepara ad assumere il ruolo di first lady dell’Austria.
La marcia di Radetzky verso il potere di Sebastian Kurz lascia senza fiato: sottosegretario all’Integrazione a soli 24 anni, deputato a 26, ministro degli Esteri un anno dopo, subito a suo agio sulla platea del mondo.
I suoi viaggi a New York per l’Assemblea Generale dell’Onu si raccontano: solo incontri di alto livello, interventi molto ascoltati sulla minaccia dell’Islam radicale, dibattiti con Henry Kissinger. I modi garbati, la figura elegante, il volto fanciullesco reso luminoso dai lunghi capelli tirati indietro all’Umberta ne fanno una star della diplomazia internazionale.
Nel 2016 Kurz è decisivo nella chiusura della rotta balcanica, fa un po’ il lavoro «sporco» per Angela Merkel, dopo averla pubblicamente criticata per la sua Willkommenkultur , la cultura dell’accoglienza. «Ha avuto i ringraziamenti della cancelliera?», gli chiede ironicamente Wolfgang Schäuble. Non li aveva avuti. Ma la domanda è per Kurz come una medaglia.
È però fra le mura di casa che si gioca la partita vera. Occorrono disciplina, determinazione, Wille zur Macht , volontà di potere, tutte qualità che Sebastian Kurz dimostra di possedere.
Seguendo un piano segreto curato in ogni dettaglio, l’ Operation Ballhaus , nel maggio di quest’anno fa un’Opa ostile sulla Övp, la conquista e la svuota, cambiandone perfino il nome, oltre che il lugubre colore nero: la Lista Sebastian Kurz si veste di turchese.
Il copione lo prende all’estrema destra di Heinz-Christian Strache: no all’immigrazione, lotta all’islamismo radicale, espulsioni facili per i profughi che non rispettano le regole, chiusura delle frontiere esterne della Ue.
Per il resto formule vaghe, suggestioni, promesse di cambiamento e tante bombe sulla Grosse Koalition , di cui pure ha fatto parte.

In soli tre mesi Kurz ha sedotto gli austriaci. Ora dovrà dimostrare anche di saperli governare.