martedì 20 febbraio 2018

BEPPE GRILLO PROVOCA "VOTATECI, SIAMO I PEGGIORI !"

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Due provocazioni pre elettorali. 
La prima è di Grillo, che in un video esorta gli elettori italiani a cogliere l'occasione unica di votare non più per i meno peggio, ma proprio per i peggiori, cioè loro, i pentastellati.
E' chiaro il sarcasmo contro i media che, a detta dell'inventore del Movimento,  starebbero sempre lì a tirare fuori vecchie storie ( non dice però che siano false...) come i suoi guadagni in nero negli anni 80 (dopo invece non più ? un eroe, e lo dico senza ironia !) oppure questa storia di "rimborsopoli" , con tutti a strillare per le poche mele marce che avrebbero ingannato compagni di partito ed elettori su questa storia della destinazione di una parte non piccola dei propri emolumenti in qualità di parlamentari, in realtà trattenuti nelle proprie tasche. 
L'uomo è abile, indubbiamente divertente,  e , dirò di più, per uno come me avrebbe anche ragione !
Se veramente un uomo di spettacolo e di successo avesse evaso, in una carriera ormai quarantennale, solo una volta, ma veramente bisognerebbe dargli una medaglia coniata direttamente da quelli dell'Agenzia delle Entrate (Befera lo avrebbe fatto secondo me...).
Allo stesso tempo, se solo una decina di parlamentari su circa 160 eletti (vabbe, poi diversi sono migrati altrove, a volte costretti, a volte di propria iniziativa) hanno imbrogliato, fingendo di mantenere l'impegno in realtà disatteso, anche qui saremmo di fronte a un bicchiere molto più che metà pieno !
I problemi sono due. Il primo è personale e quindi si potrebbe dire chissene frega tranquillamente, ma comunque io non credo che Grillo abbia evaso solo nel 1981 e che siano solo 10 i parlamentari bugiardi sulla questione dei rimborsi. 
Il secondo è più serio. Se fai dell'onestà a 360 gradi, sulla moralità specchiata contro il marcio di tutti gli altri il caposaldo della tua politica, per cui la gente non ti vota perché hai una visione di società condivisa, un programma approvato e ritenuto fattibile, perché proponi una classe dirigente capace, ma solo e soltanto perché TU SEI ONESTO, e gli altri no, ecco che gli scheletri non te li puoi permettere, nemmeno uno.
Ripeto, non è il mio modo di ragionare. Io non voto i 5 Stelle perché non condivido le loro ricette - reddito di cittadinanza, deficit a go go, giustizialismo, ambientalismo radicale - non perché non sono onesti come dicono. Non credo che lo siano, ma nemmeno me ne importa niente.
Non li reputo capaci, e la Raggi è un esempio bastante. 
Quindi sì Grillo, siete i peggiori, vincendo una gara dove obiettivamente, ahinoi italici, la concorrenza è agguerritissima. 

L'altra provocazione viene da Mattia Feltri che propone il manifesto elettorale di un partito marziano, cioè impensabile, ed è vero.
Nessun partito si propone nei termini che lui ipotizza, e credo per il semplice fatto che prenderebbe ben pochi voti. 
Certo, sarebbe un porsi onesto (daje...) e responsabile, e un pochino alcuni del PD, Gentiloni in testa (ma anche Minniti mi pare), provano pure a proporsi almeno un minimo in tal senso, quando dicono "non promettiamo e non aspettatevi miracoli".
Ma da qui a dire, sic et simpliciter : le tasse ve le tenete come sono, ché non le possiamo abbassare, qualche risorsa cercheremo di recuperarla dall'evasione e dalla lotta agli sprechi (campa cavallo), faremo del nostro meglio ma fatelo anche voi...bè, suvvia, un po' di realismo caro Feltri...


Di seguito le due provocazioni, la prima come sintetizzata sul Corriere della Sera (il video lo trovate sia sul sito on line del quotidiano che in rete), la seconda pubblicata su La Stampa.



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 Grillo: "Votate per i peggiori, che siamo noi"

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Beppe Grillo posta un video sul suo blog in cui risponde a chi evoca vecchi pagamenti in nero risalenti a quando faceva il comico negli anni '80. E fa dell'autoironia rispetto al caso dei mancati rimborsi al fondo per il microcredito: "E' che oggi gli italiani hanno un'occasione straordinaria – scrive il fondatore del M5s nell'articolo che accompagna il video -  finalmente di non votare più il meno peggio ma votare i peggiori! Quelli di onestà, onestà e poi nell''81 prendevano i soldi, quell'altro diceva la beneficenza e ne faceva meno. Siamo i peggiori (…). Quindi, diventate tutti del Movimento 5 Stelle, andiamo a governare questo paese e diventeremo i peggiori d'Italia e se state con noi anche i peggiori d'Europa, e se state ancora più con noi i peggiori del mondo!"

LaStampa.it

MANIFESTO MARZIANO

MATTIA FELTRI


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«Cari elettori, è difficile vi venga voglia di votarci, poiché i nostri avversari sono puri e onesti, di una purezza e di un’onestà personalissima, opposta a quella degli altri, ma noi purtroppo siamo umani, impuri, e talvolta sbaglieremo, e forse qualcuno commetterà reati e in tal caso non sarà linciato ma giudicato secondo le regole garantiste della Costituzione. Non espelleremo tutti i migranti, giacché è impossibile, né li faremo entrare tutti, giacché è disumano farli entrare e abbandonarli per strada: serve organizzazione e umanità. Non abbasseremo le tasse, non ne leveremo alcuna, ora è impossibile. Vorremmo recuperare un po’ d’evasione e avere più risorse per gli ultimi. Proveremo a ridurre assenteismo e sprechi, e chi si assenta e spreca ci pensi. Non creeremo posti di lavoro perché non è la politica a crearli, ma la società se è dinamica, e la politica deve assecondarla. Se necessario faremo accordi e saranno al ribasso: accordi al rialzo non esistono in natura. Se i nostri ragazzi vorranno andare all’estero li incoraggeremo perché il mondo deve essere loro, e altri con lo stesso spirito verranno da noi. Affronteremo e non subiremo i cambiamenti imposti dall’economia digitale. Non abbiamo niente da regalarvi se non un po’ di senso di responsabilità e però sia anche vostro, perché le società prosperano se tutti sentono di farne parte, le amano e sanno che il dovere viene prima dei diritti. Non ci taglieremo lo stipendio, cercheremo di meritarcelo». Che discorso fantastico, vero? Sapete chi l’ha fatto? Nessuno.  



martedì 13 febbraio 2018

I GRILLINI, OVVERO QUANDO I DIVERSI SONO UGUALI

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Il problema non è la pochezza di un pugno - per il momento pare siano una decina, ma chissà, è lecito sospettare che siano ben di più - di parlamentari grillini che non solo non hanno versato la quota prevista del loro appannaggio quali eletti - come sbandierato urbi et orbi - ma hanno pure fatto finta di farlo, bonificando la mattina - pubblicizzando il gesto - e revocando il bonifico il pomeriggio...
La gente facile all'indignazione sarà magari felice di avere altri motivi per esercitarsi al gioco preferito, io non sono iscritto al gruppo. 
Semplicemente, vorrei chiedere a coloro che spiegano il loro voto agli ortotteri non immaginando una loro maggiore capacità governativa (da dove desumerla ? l'unico un po' capace, Pizzarotti, sindaco di Parma, è stato espulso perché non fedele ai dogmi grilliferi ) , non per la validità del programma ( con molte parti copiate da quello di altri partiti) bensì per la loro diversità antropologica : loro sono gli "onesti".
Non è un discorso nuovissimo, iniziò Berlinguer con la questione morale, e quelli di sinistra convinti di essere i depositari della virtù, poi  la mission venne affidata agli ex magistrati, con Di Pietro e la sua Italia dei valori (visto che fine mediocre ?).
Oggi onestà onestà è il grido di battaglia dei pentastellati. 
Chi ha la pazienza di leggermi sa bene che francamente ad un politico, e specialmente ad un governante, io chiedo capacità, saper fare cose utili, districandosi tra la giungla di leggi (molte scritte malissimo) che i suoi predecessori hanno creato e i miliardi di paletti che, sfruttando ed interpretando ad capocciam quelle leggi, i magistrati gli mettono tra le ruote. Non è poco e mi basta.
Poi è uno col pelo sullo stomaco ? E ti credo, non farebbe politica.
Anche gente che tutti ammiriamo - o dovremmo - profondamente, come De Gasperi, fecero cose legalmente discutibili (per esempio decretare la definitività del risultato del referendum Monarchia - Repubblica, quando ancora erano sotto verifica i risultati contestati). Il leader del tempo della DC lo fece pensando fosse la cosa migliore per mettere fine ad uno stato di tensione crescente, ma resta che fu un atto d'imperio non legittimo. 
Concludendo, sono un crociano e come il filosofo abruzzese e napoletano d'elezione penso che non mi farei operare da un chirurgo onesto ma poco capace...
Questo però è il mio pensiero, la mia convinzione, per cui dell'onestà di un politico mi interessa il giusto (poco).
Ma loro, gli elettori frinenti ? 
Che poi, come osserva amaramente il buon Mattia Feltri, nella sua rubrica su La Stampa, fossimo 'sto popolo così virtuoso, che ingiustamente viene vessato da una classe dirigente avida e corrotta. In realtà gli eletti grillini, veramente cittadini ordinari, ché in Parlamento ci sono finiti per qualche decina di clic nelle ridicole parlamentarie del 2013 (stavolta Di Maio e Casaleggio junior hanno pensato bene di correggere la cosa, "guidando" Rousseau...) , si sono comportati come tanti avrebbero fatto al posto loro, e i soldi, a loro destinati in qualità di eletti, hanno cercato il modo di tenerseli.
Per non parlare della buffonata di non ritirarsi dalle elezioni ma annunciare che, in caso di elezione, si rinuncerà al seggio...
Cari amici che voterete 5 Stelle, i vostri "eroi" sono normali, assolutamente normali.
Onesti è un'altra cosa. 

LaStampa.it


RIMBORSOPOLLI

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MATTIA FELTRI
Al momento in cui andiamo in stampa, dal fondo per le piccole imprese aperto dal Movimento cinque stelle manca oltre un milione di euro. Si usa una formula prudenziale perché ieri mattina mancavano 200mila euro, dopo pranzo ne mancavano 500mila, e poco prima di cena si era già, appunto, oltre il milione.

Funziona così: a fine mese i parlamentari grillini versano sul fondo una quota del loro stipendio e poi si fanno la foto con quegli assegni formato maxi come la loro virtù. Che poi 23 milioni li hanno raccolti, onore a loro. Però qualcuno (i nomi in cronaca) disponeva il bonifico dalla banca online, pubblicava la ricevuta e subito dopo annullava il bonifico. Altri avevano escogitato un sistema più rapido: pubblicavano sempre la stessa ricevuta e cambiavano la data. Un po’ come dare cinque euro a un senza tetto, scattare il selfie, metterlo su Facebook e poi riprendersi la banconota: show da rubagalline.

Vorremmo però risparmiarvi la solfa del puro che viene epurato, della nemesi dello scontrino e tutte quelle scontatezze: 
soltanto un illuso (e ce ne sono molti, e Beppe Grillo è il più illuso di tutti) può pensare che un popolo probo e laborioso produca da decenni, e per coincidenza astrale, una classe dirigente viziosa. 
L’aspetto straordinario è però un altro. Fra falsari della beneficenza, massoni inconfessati e inquilini a sbafo, sono più o meno una decina i candidati in lista col primo partito italiano a cui, come primo atto parlamentare, toccherà autoeliminarsi. Ecco, si comincerà con un beneaugurante suicidio di massa. 

lunedì 12 febbraio 2018

RENZINO VEDE L'ABISSO

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Federico Geremicca, giornalista che, come praticamente tutti quelli de La Stampa, nutriva (nutre ancora ? un po' sì direi) una forte simpatia politica per Matteo Renzi, nota una qual certa contraddizione nel fatto che il rottamatore del Senato ( una delle varie cose da rottamare) alla fine si candidi, lui e i suoi pretoriani, proprio alla Camera Alta. 
Ovviamente Geremicca è giornalista troppo smaliziato per non trovare subito una spiegazione alla scelta del segretario PD, e cioè la scommessa che, alla fine della fiera, siano più decisive le poltrone del Senato rispetto a quelle della Camera. 
Nella seconda Repubblica in effetti è stato per lo più così, ma i sistemi elettorali erano diversi e tali che era più facile, per le coalizioni più votate, ottenere maggioranze solide a Montecitorio, mentre in ben tre occasioni (1994, 1996 e 2006) al Senato la situazione restava precaria. 
Stavolta i sondaggi, per quel che valgono, prevedono meno arduo - per il centro destra, l'unico che potrebbe forse farcela - raggiungere la maggioranza dei seggi a Palazzo Madama.
E quindi ? Ci sarebbe un piano B, una exit strategy nel caso Renzi  perdesse il PD : costituire un nuovo soggetto politico partendo dagli eletti in Parlamento.
Certo, a quel punto vedremmo quanti "fedelissimi", quelli paracadutati nei posti migliori ( o meno peggiori) delle liste, che tante polemiche hanno suscitato, saranno poi veramente tali. 
A parte questo rilievo, Geremicca concorda con renzino sul fatto che per lui la strada è oltremodo in salita, con troppi elettori che lo hanno abbandonato dopo la fascinazione del 2014 (europee e 41%), rimproverandogli di essere troppo di sinistra su temi come l'immigrazione ( e per sua fortuna lo ius soli è stato rimandato), o troppo poco (sempre sulla questione migranti, ma anche sulle politiche del lavoro). 
Episodi come quelli di Macerata, con la maggioranza degli italiani che non scende in piazza ma è convinta che gli sbarchi debbano cessare, senza se e senza ma, e una rumorosa minoranza che evoca derive razziste di stampo fascista, non aiutano affatto il putto toscano, che sta in mezzo al guado. 
In realtà il problema è complesso, non di semplice soluzione.
Però è anche grave, e la gente tende a semplificare in bianco e nero : muro o accoglienza. Il grigio renziano ( come lettura del fenomeno, sulle soluzioni mi sembra che non ci siano strategie condivise) è realistico ma non fa voti. 

In altra parte del giornale, si parla addirittura di un disastroso 20% per i democratici.
Confesso che, istintivamente, per la scarsa simpatia accumulata dal'ex sindaco di Firenze in questi 4 anni di segreteria PD, sarebbe un risultato che mi darebbe un brivido di soddisfazione.
Un gran gusto vedere in che modo l'assai poco modesto uomo politico si presenterebbe a spiegare il tracollo. 
Poi però mi ricordo che il PD di stampo renziano è un male decisamente minore rispetto alla Ditta di bersaniana memoria, dove la sinistra aveva asfaltato i riformisti centristi della Margherita. 
E quindi, alla fine, confido che Renzi la sua linea di galleggiamento, stabilita al 25% (Bersani nel 2013), la raggiunga. 
Ultima cosa. La Lorenzin, inventrice di Civica Popolare, dove credo alberghi pure Cicchitto e altri peones della sfaldata truppa alfaniana, sembra proprio non farcela ad arrivare almeno all'1%.
E queste, almeno queste, so belle cose. 


LaStampa.it



IL SENTIERO STRETTO DI MATTEO


FEDERICO GEREMICCA

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Matteo Renzi non è contento. Giunti ormai a tre sole settimane dal voto, infatti, la campagna elettorale non cambia verso, ogni nuovo avvenimento (si pensi ai fatti di Macerata) pare moltiplicare le difficoltà del Pd e soprattutto - lamenta il segretario - «tutto è usato contro di me». Annotazione, quest’ultima, senz’altro vera: e che pare il contrappasso di quel che accadeva appena tre anni e mezzo fa, quando il 40% ottenuto alle elezioni europee certificò un consenso ed un pubblico sentire secondo il quale qualunque cosa Renzi dicesse o facesse era quella più innovativa, sensata e giusta da fare.
  
Quanta acqua sia passata sotto i ponti da quel maggio 2014 a oggi, è cosa nota. Meno pubbliche e conosciute, forse, sono invece le ultimissime preoccupazioni del leader dei democratici, che arrivano soprattutto dal continuo monitoraggio di sondaggi e orientamenti dell’opinione pubblica. Le rilevazioni commissionate dal Pd confermano - e in alcuni casi amplificano - le forti difficoltà segnalate da tutti gli istituti di ricerca: con un paio di soglie di sicurezza già infrante o vicine all’esser abbattute. 
  
La prima è quella che riguarda il possibile risultato proprio dei democratici, oggi stimati al di sotto di quanto ottenuto dal Pd di Bersani nel 2013; la seconda è quell’uno per cento che le liste alleate devono assolutamente superare affinché i voti ottenuti non finiscano letteralmente al macero, non determinando l’elezione di alcun parlamentare: e quell’uno per cento, al momento, verrebbe superato solo da «+Europa» di Emma Bonino.
  
Un quadro tutt’altro che rassicurante, dunque. E una tendenza, per di più, che pare difficilissima da invertire anche in ragione di quel «tutto è usato contro di me». A colpire Matteo Renzi, in particolare, è stata l’evoluzione dei fatti di Macerata, cominciati con colpi di pistola contro dei giovani di colore e contro la sede del Partito democratico e finiti con un corteo organizzato da movimenti di sinistra e trasformatosi in una dura manifestazione contro il governo ed il Pd: «Sparano contro le nostre sedi e contro gli immigrati - ha annotato Renzi - e invece di prendersela con Salvini accusano me».
  
Il fatto è che, nonostante il tentativo del segretario Pd di abbassare i toni e denunciare speculazioni politiche, l’ex rottamatore si è ritrovato nuovamente stretto (ma stavolta alla vigilia del voto) nella solita e micidiale tenaglia che minaccia, da sempre, la sinistra di governo: da una parte i settori più moderati e spaventati del Paese che chiedono «regole dure» contro l’immigrazione clandestina; dall’altra il variegatissimo mondo della sinistra che contesta, appunto, le «regole dure» varate quest’estate dal ministro Minniti (che oggi, con evidenti rischi di contestazione, sarà a Firenze per un’iniziativa elettorale proprio con Matteo Renzi).
  
La tendenza, insomma, è quella che è: e al di là dell’annotazione che dall’avvio della Seconda Repubblica a oggi mai una maggioranza di governo è stata poi riconfermata alle elezioni, invertirne il segno appare quanto mai complicato. Non a caso, sono settimane che Matteo Renzi riflette e pensa alle possibili mosse in un dopo-voto che dovesse vedere il Pd seccamente battuto. Le liste elettorali - che tante tensioni hanno determinato nel Pd - sono state per esempio costruite guardando appunto al 5 marzo e alla necessità di avere gruppi parlamentari di «fedelissimi». E non è l’unica mossa che pare esser stata compiuta guardando ad un futuro che si annuncia burrascoso.
  
Non si è forse ragionato a sufficienza, per esempio, su una scelta assai sorprendente effettuata da Matteo Renzi: quella di candidarsi al Senato, dopo una lunghissima campagna referendaria impegnata a dimostrare - tra l’altro - quanto quella Camera fosse inutile, costosa e perfino dannosa per il buon funzionamento del sistema democratico. Cambiare idea non è, ovviamente, un delitto: ma in questo caso la conversione del segretario Pd è stata tanto convinta e fulminante da spingerlo a candidare al Senato quasi tutti i suoi cosiddetti «fedelissimi» (Boschi e Lotti esclusi, crediamo, solo per motivi di età). Singolare.
  
E a qualcuno, infatti - soprattutto nel Pd - questa scelta è apparsa né neutra né casuale. Così, i sospetti si sprecano. Il gruppo di «fedelissimi» voluto al Senato - si ipotizza - potrebbe trasformarsi nel «nucleo fondativo» di un nuovo soggetto politico, nel caso Renzi dovesse perdere la sua battaglia nel partito, se sconfitto alle elezioni. E qualcun altro aggiunge: quel drappello di senatori è destinato a costituire una sorta di «opposizione di blocco» capace di condizionare nascita e morte di qualunque governo.